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Doppio Del Piero + Marchisio: Juve seconda!

 

Ferrara, buona la prima! Esordio vittorioso per il neo tecnico bianconero sul campo del Siena dove uno strepitoso Del Piero, doppietta per lui, e Marchisio, firmano un’importante e netta vittoria, un 3-0 che permette ai bianconeri di agganciare il Milan in classifica.

Nonostante il gran caldo, circa 36°, e grazie anche all’apporto dei suoi tifosi, che si fanno sentire al Franchi di Siena, la squadra di Ferrara scende in campo con la convinzione di voler portare a casa il risultato. Rientra Del Piero, che in settimana aveva avuto un piccolo infortunio in allenamento, a far coppia con Iaquinta, vivace in avanti, ma sfortunato in due occasioni nel primo quarto d’ora di gioco: la prima all’11’ quando tenta di sfruttare una punizione di Camoranesi, ma viene anticipato dal portiere avversario, con il quale, quattro minuti dopo, si troverà a tu per tu, ma sarà ancora Curci ad avere la meglio. Partita intensa, con il Siena che, quando riesce a trovare spazi, si avventura in avanti, ma senza creare grossi affanni alla retroguardia bianconera. La Juventus cresce con il passare dei minuti e al 17’ arriva il vantaggio, firmato Del Piero, che va a segno con una splendida punizione (1-0). Intorno alla mezzora è protagonista Nedved, con una serie di avanzate delle sue, ma prima Camoranesi, poi Del Piero non riescono ad approfittarne al meglio. Il raddoppio arriva al 37’ quando Del Piero serve in profondità Marchisio, che in corsa anticipa Curci e mette in rete (2-0). Prima dell’intervallo ci prova ancora Nedved, servito da Camoranesi, ma il suo tiro viene parato. Due le occasioni da gol per il Siena nel primo tempo, entrambe di Calaiò: la prima su punizione terminata alta (12’), la seconda al 25’ con un colpo di testa parato da Buffon.

La ripresa si gioca a ritmo più blando rispetto ai primi 45’, con la Juventus che amministra il doppio vantaggio e il Siena che non riesce a reagire. Le emozioni, fin dall’avvio, sono poche. La Juventus prova qualche offensiva orchestrata dalla coppia Nedved-Del Piero e insidia la porta di Curci con una punizione del capitano, questa volta parata. Sull’altro fronte, il Siena avanza un paio di volte con Maccarone, poi sostituito, e Calaiò, ma ci pensano rispettivamente Zebina e Chiellini a fermarli. Alla mezzora Del Piero in area prova a saltare Curci, ma è il portiere ad avere la meglio, come Buffon un minuto più tardi su conclusione del neo entrato Zito. Ferrara tra il 25’ e il 37’ opera i tre cambi a sua disposizione: prima sostituisce Zanetti con Poulsen, poi De Ceglie con Mellberg e Iaquinta con Trezeguet. Nel finale da segnalare un ottimo recupero in fase difensiva di Camoranesi, un bel destro di Nedved parato da Curci e il sigillo sulla partita, ancora ad opera del capitano, che recupera un lancio lungo, entra in area e a tu per tu con il portiere mette in rete il suo gol numero 262 in bianconero per il definitivo 3-0.

SIENA-JUVENTUS 0-3
RETI: 17’pt e 44’st Del Piero, 37’pt Marchisio
SIENA (4-4-2): Curci, Rossettini (26’st Del Prete), Ficagna, Portanova, Rossi, Coppola, Vergassola, Galloppa (5’st Zito), Jarolim, Maccarone (17’st Ghezzal), Calaiò. All. Giampaolo. A disposizione: Manitta, Bradao, Packer, Del Prete, Codrea, Zito, Ghezzal.
JUVENTUS (4-4-2): Buffon, Zebina, Legrottaglie, Chiellini, De Ceglie (35’st Mellberg), Camoranesi, Zanetti (25’st Poulsen), Marchisio, Nedved, Del Piero, Iaquinta (37’st Trezeguet). All. Ferrara. A disposizione: Manninger, Mellberg, Giovinco, Marchionni, Poulsen, Trezeguet, Amauri.
ARBITRO: Damato
AMMONITI: 12’pt De Ceglie, 21’pt Zanetti, 24’pt Vergassola, 23’st Coppola

Post partita

Juventus: Ferrara "Una grande reazione "

Dom 24 Mag, 06:25 PM


Gongola l'allenatore dei bianconeri dopo la netta affermazione di Siena: "C'era apprensione, è andato tutto a meraviglia". Il neotecnico della Juventus Ciro Ferrara, dopo la rotonda e convincente vittoria ottenuta a Siena, si presenta ai microfoni di Sky sfoggiando un sorriso a trentadue denti: “Non potevo chiedere di meglio, è stata un settimana molto intensa. Sinceramente ero più tranquillo oggi quando sono arrivato al campo di gioco che non quando mi sono insediato alla guida tecnica della Juventus, cinque giorni fa. C’era indubbiamente gioia per avere ottenuto un incarico così prestigioso, ma anche molta preoccupazione. Però è chiaro che, avendo questa possibilità, ho cercato di sfruttarla al meglio, preparando nel miglior modo possibile la gara di oggi. Poi ragazzi hanno risposto alla grande. Li devo ringraziare per il notevole impegno profuso nel lavoro di questa settimana” .

Questa convincente prestazione è stata determinata da una riscossa della vecchia guardia, colpita nell’orgoglio e capace di sfoderare una reazione rabbiosa? “Aldilà del discorso sulla vecchia guardia, credo che quando c’è un cambio di allenatore, a parte il fatto che io sono stato compagno di squadra di questi ragazzi, c’è sempre una reazione, indipendentemente dal fatto che in panchina ci fosse Ferrara. Io puntavo su questo, non tanto sul moto d’orgoglio della vecchia guardia. Non guardo a questo, perché sarebbe un pericolo per un allenatore. Con queste due partite non avevo tanto tempo a disposizione, e volevo una reazione dai giocatori simbolo della squadra. Loro dovevano essere i primi a tirarci fuori da questa situazione. Credo che in questo ci sia stata la risposta” .

 

 

 

Secco: «I giocatori hanno mostrato grande motivazione»

In casa Juve sono tutti soddisfatti per la vittoria di Siena, un risultato importante per morale e classifica nella giornata che ha visto l’esordio di Ciro Ferrara sulla panchina bianconera.

Al termine della partita, Alessio Secco ha commentato: «Abbiamo giocato una buona partita e abbiamo ottenuto un ottimo risultato che ci proietta al secondo posto in classifica. Ora bisogna continuare a lavorare duro in questa ultima settimana per finire il campionato nel miglior modo possibile».

Un elogio ai giocatori in campo: «Mi sono piaciuti perché hanno mostrato grande motivazione e il risultato riflette il lavoro e l’attenzione messa in settimana. La squadra è rimasta tranquilla nonostante il momento non facile e oggi in campo se ne sono visti i risultati»

Del Piero: «Importante vittoria in un momento delicatissimo»

Lo chiama “mister Ferrara” e questo fa davvero un po’ effetto. Compagni di tante battaglie, Del Piero e Ferrara ora sono rispettivamente giocatore e allenatore. Uno in campo, l’altro in panchina, sono stati determinanti per la vittoria di Siena, che vale, tra l’altro, l’aggancio al Milan al secondo posto in classifica. Un Del Piero sorridente, che commenta la “prova” di Ferrara in panchina: «È stato pronto, pur non avendo esperienza da allenatore, e deciso. Ha conquistato una vittoria che mancava da tanto tempo».

Nonostante il problema fisico accusato in settimana, Ferrara ha scelto di far giocare Del Piero e lui  ha risposto alla grande: «Mi ha dato fiducia e l’ha conservata durante la partita. La cosa più importante comunque, quella che mi rende più felice, è che sia andata bene la partita perché per noi era un momento delicatissimo».

Del Piero chiude con una battuta su Paolo Maldini, che lascia il calcio: «Voglio salutarlo perché è il numero uno per eccellenza, sotto tutti gli aspetti. È incredibile la capacità che ha messo sempre in ogni allenamento, in ogni partita e lo spirito con cui ha vissuto la sua carriera»

Marchisio: «Sono felice e ringrazio Alex per l’assist» Commenta su JuventusMember.com!

Claudio Marchisio festeggia la vittoria di Siena, dove è stato protagonista assieme a Del Piero con un gol bello e importante. La soddisfazione si legge sul suo viso: «Sono tornato dopo un mese di infortunio e avevo paura di avere i crampi. Invece è andata bene. Soprattutto però sono contento per la squadra, che ha fatto un’ottima prestazione, ha creato molto e, pur avendo sbagliato qualche gol in avvio, si è rifatta e ha retto bene in fase difensiva, senza rischiare come invece era successo nelle ultime partite»

Felice per il gol, Claudio ringrazia chi lo ha propiziato: «Grazie Del Piero per il grandissimo assist. Sono contenta di aver fatto una rete che è servita ad andare più tranquilli all’intervallo. Se è la più bella? Io guardo avanti e spero di farne altre, a partire da domenica prossima»

X-Men le origini: Wolverine

Un pò di tempo fa ho visto questo film, nuovo capitolo della famosa saga di supereroi mutanti tratto da un fumetto marvel.
In questo capitolo torniamo alle origini, o meglio a quando ancora non c'erano i vari personaggi che abbiamo conosciuto nei tre episodi, personaggi come tempesta, magneto...
In questo primo spin-off, a cui ne seguiranno altri due, si parla di Wolverine eroe mistorioso, uno dei preferiti di casa Marvel; con gli artigli. Scopriamo come il personaggio nasce e come si sviluppa, ma anche come diventa invincibile e come perde la memoria.
Il film di Gavin Hood, non è però ai livelli del primo X-men di Singer che è sicuramente di un altro livello, ma certamente in questo primo spin-off rispetto all'ultimo x-men, troviamo un Logan, interpretato da un grandissimo Hugh Jackman, decisamente convincente, sicuramente grazie anche alla sceneggiatura solida di David Benioff, che fu sceneggiatore de la 25° ora di Spike Lee. La storia infatti ha successo forse perchè incentrata tutto sul personaggio di Logan, mentre tutti gli altri mutanti sono messi da parte.
Come ci avevano abituato nei primi due film di X-Men ci sono dei finali in cui lascia degli anticipi su cosa avverrà nei nuovi due capitoli.
Importante lo spazio dato anche a William Stryker, personaggio centrale per la vita di Wolverine, che lo trasformerà in un’autentica arma indistruttibile, nel vero soldato perfetto. A livello grafico anche il film ci stupisce soprattutto all'inizio con gli splendidi, originali e riuscitissimi titoli di testa, dove c'è un Logan assieme al fratello Victor che combattono tutte le guerre dall'indipendenza al Vietnam.
Gli unici difetti sono il finale che perde molto rispetto all'inizio, oltre che alcune cose a livello di effetti speciali con alcune parti di scene che sembrano diventare cartoni.
Non vedo l'ora comunque che arrivi lo spin-off su Magneto!
Voto finale: 7

X-Men le origini: Wolverine

(X-Men Origins: Wolverine)

X-Men le origini: Wolverine - visualizza locandina ingrandita
Regia: Gavin Hood
Sceneggiatura: David Benioff
Fotografia: Donald M. McAlpine
Montaggio: Nicolas de Toth
Produzione: Donners' Company, Marvel Enterprises, Seed Productions, Twentieth Century-Fox Film Corporation
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Paese: Australia, Nuova Zelanda, USA 2009
Uscita Cinema: 29/04/2009
Genere: Azione, Fantascienza, Thriller, Avventura
Durata: 97 Min
Formato: Colore 35mm - 2.35 : 1
   
Trama del film X-Men le origini: Wolverine:
Atteso spin-off della saga di X-Men, il film vedrà protagonista il più amato del gruppo di supereroi mutanti, James Howlett detto Logan, alias Wolverine. Nel film Wolverine andrà alla ricerca delle radici del suo potere, cercando verità e vendetta da chi lo ha reso quello che è. Il film trarrà ispirazione dallo sterminato universo Marvel, compresa la recente serie di graphic novels Weapon X firmate da Frank Miller.

Note:
Prima di essere affidata a Gavin Hood la regia del film era stata proposta sia a Zack Snyder sia a Bryan Singer (già regista dei primi due film della serie: X-Men e X-Men 2). Entrambi hanno dovuto rifiutare perché impegnati con altri progetti.

Ferrara: «Orgoglioso di questa possibilità»

«Chiederò ai giocatori di fare sette punti, se ne faremo sei andrà bene lo stesso…». Con una battuta di spirito, fatta per stemperare gli animi dopo una giornata non comune: Ciro Ferrara ha chiuso così la sua prima conferenza stampa da allenatore della prima squadra della Juventus.

Dopo aver contribuito a vincere sei Scudetti sul campo – a cui si aggiungono in due con il Napoli -, ora Ciro ha una nuova chance per scrivere un’altra pagina di storia della Juventus. A lui la missione di chiudere al meglio una stagione fattasi improvvisamente più complicata e di far entrare la squadra in Champions League, dalla porta principale.

Domenica prossima a Siena, quella successiva all’Olimpico con la Lazio. Due gare su una panchina diversa dalle altre: «E’ vero, forse sarà solo per due partite ma per me è un vero motivo d’orgoglio. Quando la società mi ha chiesto la disponibilità, ho subito accettato, per questo voglio ringraziare chi ha creduto in me. Non ho avuto nessun dubbio, non ho fatto domande e richieste alla società, mi sono messo a completa disposizione. Sono qui dal 1994, dal 2005 ho un incarico da dirigente, quindi sono unito a questa società da un attaccamento speciale, mi sentivo in dovere di dare il mio contributo, non ho paura di metterci la faccia in questo momento strano della storia del club».

Un lunedì di riflessione e la presentazione ufficiale alla stampa. Ma da domani si parte con il lavoro sul campo. In attesa di far conoscere la composizione dello staff che lo aiuterà in queste due settimane, Ferrara ha già le idee chiare sul lavoro da fare: «Non ci sarà tempo per lavorare sull’aspetto fisico, ma solo su quello psicologico. Bisognerà far capire ai giocatori il momento difficile che stiamo attraversando e puntare su orgoglio e motivazione. Sappiamo che ci va poco per superare un momento delicato, così come per peggiorare la situazione.
Cercherò di fare quello che so, nella consapevolezza di conoscere bene molti questi ragazzi».

Per due settimane, Ciro si troverà così a dirigere dalla panchina tanti suoi ex compagni di squadra. Alcuni dei quali lo hanno accompagnato per quasi tutta la sua ultima parte della carriera di calciatore: «Ho già dimenticato di essere stato un atleta, sono qui per essere giudicato per quanto farò sul campo, non per quanto di importante ho fatto in passato. So che molti sono stati miei compagni e con loro dovremo essere bravi a distinguere un rapporto di amicizia da quello allenatore-giocatore. Domani parlerò con tutti spiegando loro l’importanza di queste due partite che ci restano, usando le parole e i toni giusti. E soprattutto mettendo tanta intensità durante gli allenamenti. Per queste due settimane io e la società avremo bisogno di tutti, dei giocatori ma anche dei nostri tifosi».

Blanc: «Dovevamo dare una scossa»

Sarà una Juventus diversa quella che concluderà questa stagione 2008/09, almeno dal punto di vista dello staff tecnico. Con un comunicato, la società bianconera ha annunciato l’esonero di Claudio Ranieri e la designazione di Ciro Ferrara quale suo sostituto.

Un cambio già ufficializzato nel corso di una conferenza stampa tenutosi a Vinovo alla presenza dello stesso Ferrara e di Jean-Claude Blanc. L’amministratore delegato ha spiegato ai giornalisti i motivi della scelta: «Abbiamo preso questa decisione perché è necessario chiudere bene la stagione, conquistando almeno il terzo posto. Insieme ai membri del consiglio di amministrazione abbiamo sollevato dall’incarico Ranieri, al quale va tutto il nostro ringraziamento per il lavoro svolto in questi due anni, e scelto Ferrara per le prossime due partite.

Ciro ci ha dato subito la sua massima disponibilità e per questo non possiamo che essergli grati».

Alla base di tutto, l’andamento della squadra negli ultimi due mesi e la necessità di chiudere al meglio l’annata: «Negli ultimi 56 giorni la squadra non è riuscita a vincere. Abbiamo cercato la spiegazione fin dal primo pareggio e non l’abbiamo trovata. Ora siamo arrivati a questa decisione, dopo che ieri contro l’Atalanta è stato sprecato un match ball importante per chiudere il discorso. Il nostro futuro si gioca in queste due partite. Arrivare almeno terzi è fondamentale non solo per la stagione in corso, ma anche per quella successiva, considerato tutto quello che comporterebbe un altro preliminare di Champions. Ci voleva una scossa e noi crediamo di aver dato la scossa giusta, al momento giusto e con la persona giusta. Ora tocca alla squadra completare il lavoro svolto in questi mesi. Sappiamo tutti quanto pesi la maglia della Juventus, ma chi la indossa conosce le responsabilità».

Una Juventus che cambia in corsa l’allenatore non è cosa da tutti i giorni. Blanc conclude così: «So che non è nello stile della Juventus non arrivare alla fine con la stagione con lo stesso allenatore, ma la Juventus deve anche chiudere bene la propria stagione. Da tre anni siamo in una situazione diversa da quella del passato. E’ giusto guardare le radici sulle quali siamo appoggiati, ma anche trovare un principio di concretezza».

Università, il dialogo impossibile


Universit�, il dialogo impossibile     "Chiudono l'università, noi ce la riprendiamo". Scontri tra studenti e polizia, traffico in tilt, tafferugli, lacrimogeni, cassonetti rovesciati, saracinesche dei negozi abbassate e quattro fermi tra gli studenti. Prove generali della manifestazione nazionale di protesta prevista domani, in occasione della chiusura del G8 dell'Università in corso a Torino



Dopo i tafferugli tra Cobas e Confederali della manifestazione delle tute blu sabato scorso, oggi Torino è protagonista di altri incidenti: questa volta tra i giovani dell'Onda e le forze dell'ordine chiamate a "vigilare" sul tranquillo svolgimento del cosiddetto G8 dell'Università, vertice sull'istruzione superiore che vede coinvolti 40 rettori provenienti da 19 paesi e vede rigorosamente assenti i protagonisti del sapere, vale a dire gli studenti. Un'appuntamento rilanciato da Berlusconi come "un'occasione di dialogo" e di "scambi proficui".

È con questa premessa che un centinaio di ragazzi hanno iniziato a protestare da inizio mattinata: hanno bloccato la circolazione in corso Massimo D'Azeglio stendendo dei fili tra i semafori, improvvisano sit-in agli incroci, creando non pochi disagi al traffico. Il corteo degli studenti lasciata la stazione di Porta Nuova, ha proseguito per piazza Carlo Felice, dove c'è stata un'altra piccola carica delle forze dell'ordine, via Roma, piazza San Carlo, piazza Castello e via Po, dove ha raggiunto il Rettorato, protagonista di un'occupazione nei giorni scorsi.
I ragazzi hanno urlato slogan e sfilato con gli striscioni: "Chiudono l'università, noi ce la riprendiamo", "Noi la crisi non la paghiamo", "A Torino c'è Profumo di marcio" (fa riferimento al rettore del Poliltecnico, Francesco Profumo, tra gli organizzatori dell'iniziativa) e alcuni avevano il volto coperto. Tra loro anche diversi studenti stranieri, soprattutto francesi, inglesi e greci.

Difficile stabilire se, tra slogan e proteste, siano partite prima le uova degli studenti contro le forze di polizia o i manganelli e i lacrimogeni di quest'ultimi contro gli studenti. Difficile anche accettare l'accostamento uova = manganelli. Ma tant'è, lo spazio per le mediazioni e il dialogo si affievolisce sempre più in questo anticipo d'estate che ha l'odore della crisi, salari sotto zero, precariato cronico e cronica mancanza di futuro.
Torniamo a Torino: scontri tra studenti e polizia, traffico in tilt, tafferugli, lacrimogeni, cassonetti rovesciati, saracinesche dei negozi abbassate e quattro fermi tra gli studenti. Viene voglia di sottolineare come, malgrado il fosco quadro economico e la totale assenza di politiche reali per rilanciare il paese, le proteste rappresentano singoli, sparuti episodi e non vedono certo scendere in pazza le masse oceaniche: per indifferenza o per disperazione.

Nel corso degli scontri di stamattina due giovani dell'Onda hanno riportato ferite alla testa e alle braccia e anche un agente di polizia è andato in ospedale per farsi visitare per alcune contusioni.
Prove generali della grande manifestazione nazionale di protesta prevista domani, in occasione della chiusura del G8 dell'Università.

Al Valentini il G8 scorre lento. Il rettore del Politecnico decide di invitare ad un incontro gli studenti. "Troppo tardi", è la risposta dell'Onda: "La proposta di Profumo ci fa abbastanza sorridere e ci dimostra quanto siano in crisi di legittimità questi signori. Noi non siamo dei servetti che possono venir convocati dall'imperatore e potremmo considerare di incontrarlo soltanto se da subito dichiara fallito e annullato il vertice".
"Domani - dicono i ragazzi - vogliamo fare una manifestazione nazionale per mostrare tutta la forza e l'intelligenza dell'Onda e la nostra idea di sostenibilità contro un vertice insostenibile e illegittimo e contro la idea di sostenibilità che è quella delle chiusure, come quella di Palazzo Nuovo, e dei manganelli". Quella di domani (alla manifestazione nazionale sono attesi una ventina di pullman da Roma, Napoli, Padova, Firenze, Pisa e Genova e un treno da Milano) sarà un'altra tappa di avvicinamento all'autunno.

Sui disordini interviene la politica: per il ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi: "Si tratta di una minoranza estremamente organizzata, che coglie ogni occasione per contrapporsi in modo anche violento alle istituzioni e alle forze politiche, comprese quelle della sinistra". "In Italia - ha continuato - siamo abituati periodicamente a scoppi di estremismo di sinistra che non vanno drammatizzati, ma neppure sottovalutati. Vanno monitorati con grande attenzione perché nel passato, come tutti sanno, questi piccoli gruppi di estremismo di sinistra hanno creato il terreno di coltura proprio del terrorismo. Anche se oggi le condizioni politiche sono diverse".

Di tutt'altro sapore il commento del segretario del Prc, Paolo Ferrero che ha invece definito "barbare e inaccettabili le cariche della polizia avvenute a Torino". "Di fronte ad azioni di protesta del tutto non violente e simboliche le forze dell'ordine hanno aggredito i manifestanti, coinvolgendo molte persone rimaste ferite, tra cui la responsabile scuola della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista" ha detto Ferrero.
"Bondi la finisca di vaneggiare con presunte collusioni o derive tra i manifestanti e il terrorismo di estrema sinistra. Il dissenso è un diritto innegabile in un Paese civile" sottolinea Vittorio Agnoletto, eurodeputato Prc, ex portavoce del Genoa Social Forum. "Da Genova in poi l'unica lingua che conosce il governo Berlusconi è la violenza ed ogni dialettica democratica viene trasformata in una questione di ordine pubblico da reprimere con la forza, in totale disprezzo della legge e della Costituzione", conclude Agnoletto.

Post partita

Claudio Ranieri (allenatore Juventus): "Con questa squadra abbiamo fatto il massimo. Ci stiamo giocando tanto, e le motivazioni sono il raggiungimento di un secondo posto in campionato. Non è poco. Sulle voci di mercato dico solo che davanti a tutto io metto la Juventus, e che il mio mandato è ricostruire la squadra. Contratto per un altro anno? Da che mondo è mondo qui ti giochi il contratto a ogni partita. In Italia è così. Se non sono l'uomo ideale, e lo hanno capito adesso (dice riferendosi ai dirigenti della Juventus n.d.r.), me lo diranno alla fine della stagione. Questa squadra ha fatto per mesi il 120%, ora non ci riesce".

Nicola Legrottaglie (difensore Juventus): "Bruttissimo questo punto, sono desolato per questa prestazione e per il risultato. Che dire? Adesso diventa veramente dura. Non ci sono parole: dovevamo vincere e invece è stata una delle nostre partite più brutte. E" la paura che ci frena? Abbiamo chiaramente perso qualcosa che era la nostra forza, una volta eravamo corti e invece oggi abbiamo concesso un sacco di palle gol. Tutti arrivano facilmente al tiro: c'è qualcosa che non va, bisogna metterlo in conto, lavorare, finire bene la stagione e fare mea culpa per questo ultimo mese e mezzo tragico. E' un problema di reparto? Troppo facile dare la colpa al reparto difensivo in questo momento, e non lo dico perché sono un difensore, ma sicuramente siamo calati, eravamo la miglior difesa del campionato e siamo diventati quarti, prendiamo troppi gol. Bisogna fare un esame di coscienza tutti quanti. Si perde e si vince insieme, la responsabilità è di tutti".

 

Legrottaglie: «Non riusciamo più a vincere»

La serie non positiva si allunga ancora. Il segno “x” continua a far compagnia ai bianconeri ed esce per la sesta volta nelle ultime sette partite. La terza all’Olimpico, dove dopo Chievo e Lecce porta via un punto anche l’Atalanta.

I bergamaschi hanno sfatato il mito della squadra senza obiettivi e hanno sfiorato più volte il gol vittoria. Una giornata difficile soprattutto per la difesa, ma Nicola Legrottaglie non ci sta al tiro al bersaglio contro il reparto: «Oggi l’ho vista male, non possiamo permetterci di concedere quanto abbiamo fatto noi. Purtroppo è un momento così, non riusciamo più a vincere e ci fanno sempre gol alla prima occasione. Comunque non ci sto con le critiche alla difesa, se prendiamo troppi gol è perché tutta la squadra non riesce ad esprimersi come dovrebbe. Ora si mette male e rischiamo di essere ripresi, per questo dobbiamo rifarci e vincere le ultime due partite, altrimenti rischiamo davvero il preliminare».

Un altro pari, ma vale per la Champions League


La Juventus è in Champions League. Questa è la notizia più importante della domenica. Il 2-2 contro l’Atalanta, uscito in un Olimpico deserto, permette alla Juventus di tenere il Genoa fuori portata e di garantirsi un posto tra i prime quattro. Ora c’è da conservare il terzo gradino del podio – che significa accesso diretto in Europa – dall’assalto di una Fiorentina arrivata ad un solo punto. Decisivi quindi i prossimi 180 minuti, che i bianconeri affronteranno contro Siena (domenica al Franchi) e con la Lazio tra due settimane.

Contro l’Atalanta esce una gara scoppiettante: quattro gol, ben cinque traverse (tutte nella stessa porta di cui tre colpite dai bergamachi) e altre occasioni importanti. Non bastano i gol di Iaquinta e Zanetti. Buffon e compagni centrano in quinto pareggio nelle ultime sei giornate.

Per cercare una vittoria, da dedicare alla memoria di Susanna Agnelli, Ranieri ripropone quasi la stessa squadra vista a Milano. Mellberg rileva lo squalificato Chiellini, Nedved riprende il suo posto sulla sinistra.

I bianconeri partono forte, ma l’Atalanta parte al primo affondo. Cigarini ci prova da fuori e trova il gol grazie alla sfortunata deviazione di Legrottaglie. La squadra patisce il colpo e gli ospiti sfiorano anche il bis con Buffon costretto al miracolo su Doni.

A suonare la carica ci pensa Legrottaglie che, nella speranza di rifarsi, colpisce una clamorosa traversa. E’ l’inizio di una fase tutta di marca bianconera. Nel giro di 10 minuti, la squadra di Ranieri trova il pareggio con Iaquinta (assist di Nedved), reclama un rigore con De Ceglie (fallo di Consigli), prende ancora una traversa con Amauri e va in vantaggio grazie ad un’invenzione di Zanetti che insacca con un tiro al volo.

Il 2-1 però non dura molto. L’Atalanta trova un aiuto dalla panchina. Garics si fa male ed entra Pellegrino che trova il pareggio di testa alla prima occasione: 2-2 e tutti al riposo. 

Nella ripresa ci si attende il forcing juventino e invece è l’Atalanta a partire a mille. Nel primo quarto d’ora, Buffon deve salvare su Cerci e Plasmati e in due occasioni la traversa lo salva su Parravicini e lo stesso Plasmati.

Ranieri gioca la carta Del Piero, in campo per Amauri e, poco dopo, Trezeguet per Zanetti. Ma è ancora l’Atalanta a sfiorare il gol con Plasmati che colpisce la sua seconda traversa, nella stessa porta in cui segnò nel girone d’andata quando indossava la maglia del Catania. 

I bianconeri tentano fino all’ultimo assalto, ma Consigli chiude ogni varco. Alla fine è 2-2, lo stesso punteggio con cui il Genoa impatta con il Chievo: la Champions League è garantita. Nei prossimi 180 minuti c’è da tenere dietro la Fiorentina e mantenere il terzo posto che significa accesso diretto senza preliminari.

Serie A 2008/09 – 17ª giornata di ritorno
Torino, stadio Olimpico
Domenica 17 maggio 2009

JUVENTUS-ATALANTA 2-2 (2-2)
RETI: 2’ pt Cigarini, 26’ pt Iaquinta, 36’ pt Zanetti, 43’ pt Pellegrino.
JUVENTUS: Buffon; Grygera, Mellberg, Legrottaglie, De Ceglie (33’ st Zebina); Camoranesi, Poulsen, Zanetti (27’ st Trezeguet), Nedved; Iaquinta, Amauri (16’ st Del Piero). A disposizione: Manninger, Ariaudo, Tiago, Marchionni. All. Ranieri.
ATALANTA: Consigli; Garisc (42’ pt Pellegrino), Capelli (46’ st Girasole), Manfredini, Bellini; Defendi, Cigarini, Parravicini, Cerci (25’ st Peluso); Doni, Plasmati. A disposizione: Colombi, Zaza, Villanova, Gabbiadini. All. Del Neri.
ARBITRO: Ayroldi di Molfetta.

Voglia di cambiare (tuttosport)

TORINO, 13 maggio - L'auspicio è che in dieci ore di riunioni strettis­sime e poi allargatissime, tra Consiglio d’amministrazione e Comitato sportivo, cioè con una tempistica ministeriale, alla Juventus siano ve­nuti a capo di qualcosa. E non solo per battezzare la posa della prima pietra del nuovo stadio al net­to della gara d’appalto, non solo per certificare una trimestrale di bilancio che regala un saldo attivo di sette milioni di euro, non solo per analizzare i rap­porti difficili della società con i media. In dieci ore di chiacchiere gomito a gomito, alle quali ha pre­senziato sempre e con grande partecipazione Car­lo Sant’Albano, amministratore delegato di Exor,
longa manus di John Elkann, uno per il quale i mi­nuti valgono oro, in effetti si è discusso anche di al­tro. E qualche decisione è stata presa.
Certo, sono state spese parole di stima nei confron­ti di Claudio Ranieri, che a dispetto delle sue re­sponsabilità non può essere trattato come un klee­nex, però si è provveduto a tracciare l’identikit del successore. Insomma, da un lato vaselina, dall’al­tro inchiostro. Il futuro allenatore della Juventus dovrà essere un giovane in possesso di parecchio carisma, una «guida sicura» per scongiurare le sbandate di questa stagione. Quindi? Spalletti e Gasperini restano in pista, ma attenzione al rilan­cio di Conte, che possiede un appeal non trascura­bile dopo la splendida cavalcata di Bari sia all’in­terno dello spogliatoio sia tra i tifosi. La scelta fina­le verrà compiuta al termine del campionato, se­condo il dettato dell’ingegner Elkann. Il quale, per la cronaca, è abbastanza stanco di navigare a vista. E la squadra? Lo ha promesso lo stesso Elkann a Gigi Buffon: sarà resa più competitiva con acqui­sti di qualità. Bene, anche se il deflagrare del caso­Diego qualche spavento nelle segrete stanze l’ha creato. Bomba o petardo? Ci rifiutiamo di crede­re che i dirigenti bianconeri siano così sprovvedu­ti da lasciarsi sfilare l’asso brasiliano dal Bayern dopo aver raggiunto l’accordo con il Werder Bre­ma. Perché quello con il giocatore, si sa, ormai è vecchio di mesi. Non a caso, Blanc ha dispensato tranquillità di fronte agli stessi consiglieri e Cobol­li Gigli ha varcato la soglia della prudenza dichia­rando che il contratto «è buono». Il punto è che il mondo è pieno di doppiogiochisti magari un po’ grafomani. Occhio, baby...
Allenatore nuovo, campioni nuovi e/o stagionati, contestazione velata (c’era uno striscione con ri­chiesta di aprire i cordoni della borsa), speranze di­latate a dismisura, sicurezze tenute sottotraccia. Un martedì importante, non di routine. Avoler ve­dere il bicchiere mezzo pieno, la prova provata che alla Juventus hanno voglia di darsi una mossa.

Post partita

Marchionni: «Un pareggio che è come una vittoria»

In altre discipline, si parlerebbe di vittoria ai punti. Invece il calcio non è il pugilato e l’1-1 del Meazza frutta un pareggio da un punto. Soddisfacente però dal punto di vista della prestazione, al cospetto di un Milan che aveva fatto meglio di tutti nell’ultimo periodo.

Tra i migliori in casa bianconera c’è Marco Marchionni. Schierato a sinistra, il centrocampista romano ha creato parecchi problemi ai rossoneri, sfiorando anche il gol in apertura: «Peccato, avevo controllato bene e non pensavo che Flamini riuscisse ad intervenire – commenta Marco a fine gara -. Ci voleva un risultato così contro una grande squadra. Oggi abbiamo fatto un’ottima partita contro un Milan che stava bene e per noi è un pari che vale una vittoria. Direi che siamo ritrovati».

Cobolli: «Dimostrato di non avere niente in meno del Milan»

Potere dei big match. Una Juventus senza vittorie da un mese gioca meglio e porta via un punto da casa del Milan, la squadra più in forma del momento. Se il pareggio non serve molto per la classifica, soddisfa per la prestazione.

A fine gara, le parole del presidente Giovanni Cobolli Gigli sono la conferma: «Abbiamo giocato bene creando più occasioni del Milan. Accettiamo questo pareggio ma avremmo anche potuto vincere 2-1. La cosa più importante è che la squadra ha dimostrato di essere di nuovo se stessa e di non avere niente di meno rispetto al Milan. Il secondo posto è più lontano, ma resta l’obiettivo di tornare subito in Champions. Ora ci restano tre gare, io vorrei fare nove punti, ma dobbiamo farne almeno sei o sette».

Ranieri: «Rivisto la vera Juve, complimenti ai ragazzi»

Dopo un mese e mezzo non proprio eccelso, a Milano tutti volevano rivedere la vera Juve e così e stato. La vittoria non è arrivata nonostante le maggiori occasioni create, ma la prestazione è stata importante. Il che non può che far ben sperare per le ultime tre gare di campionato.

Mister Ranieri può finalmente tornare a commentare soprattutto aspetti positivi: «Stasera ho rivisto la Juventus dell’ultimo anno e mezzo, veloce, compatta e determinata. Dovevamo essere più lucidi in fase gol, ma sono più che soddisfatto della prestazione e per questo faccio i complimenti ai ragazzi. In settimana ho fatto rivedere loro la partita d’andata e ho ricordato che erano gli stessi e potevano ripetere la prova. La classifica? Sappiamo che dovremo lottare fino alla fine con la Fiorentina, ma io preferisco guardare davanti».

Iaquinta: «Giocando così possiamo ancora fare tanto»

Non ci voleva l’ennesima prodezza per dimostrare a tutti che Vincenzo Iaquinta è davvero il giocatore in più di questo momento. Anche al Meazza l’attaccante ha trovato il gol, ha causato un mezzo rigore (non fischiato però da Orsato) e tenuto su la squadra.

Al termine del match, ecco il suo commento: «Contro il Milan abbiamo dimostrato tanti, siamo stati uniti per 95 minuti e abbiamo concesso poco. Questo è il quinto pari nelle ultime partite, ma è molto diverso dagli altri, ottenuto con un altro atteggiamento. Se giochiamo così andremo molto avanti anche in questo finale di campionato. Io sono contento di questo mio momento, mi alleno con serietà e certo di dimostrarlo sul campo, sapendo comunque che qui nessuno è insostituibile».

 

Un pari più bello che utile

La vittoria non torna ancora, ma al Meazza tutti possono rivedere la vera Juve. Nel big match contro il Milan, i bianconeri offrono una prova all’altezza e per lunghi tratti – soprattutto nel primo tempo – mettono sotto gli avversari.

Alla fine è però un 1-1 (gol di Seedorf e Iaquinta) che non serve a nessuno. Non al Milan che saluta definitivamente la corsa Scudetto. Ma neppure alla squadra di Ranieri che vede il secondo posto ancora lontano quattro punti. Ora la Fiorentina è più vicina, ma tre punti da gestire in tre partite sono un buon bottino per tornare subito in Europa, questa volta dalla porta principale.

Festeggia invece Del Piero. Anche se in campo solo nel finale, il capitano taglia il traguardo delle 600 partite, alla Scala del calcio e al cospetto di Paolo Maldini che manda in archivio il suo ultimo Milan-Juventus.

Per il big match del Meazza, mister Ranieri rinuncia dall’inizio a Del Piero e punta su Amauri e Iaquinta. A centrocampo, Marchionni fa il vice Nedved, Camoranesi è confermato a destra, Poulsen e Zanetti in mezzo. Davanti a Buffon, si riforma la coppia Legrottaglie-Chiellini, con Grygera e De Ceglie sulle fasce.

I bianconeri vogliono a tutti i costi cancellare il momento e fanno subito capire che sono quelli delle grandi occasioni. Il Meazza esaurito carica la squadra che parte forte. Amauri e Iaquinta aggrediscono ogni pallone e Marchionni e Camoranesi provano a farsi vedere con gli inserimenti.

Proprio un cross da sinistra di Marchionni pizzicato da Iaquinta diventa buono per Camoranesi che mette alto. I due esterni si fanno vedere pochi minuti dopo. L’italoargentino dialoga con Amauri e tocca per l’accorrente Marchionni che mette alto sull’uscita di Kalac.

Il Milan è soprattutto Inzaghi, cercato alle spalle della difesa bianconera. Buffon deve solo controllare su un tiro alto dello stesso Superpippo. Così sono ancora i bianconeri a farsi pericolosi. Dopo una richiesta di rigore per un intervento dubbio di Flamini su Iaquinta, è Poulsen a trovare il corridoio giusto ma il sinistro a incrociare non trova la porta.

Al riposo è così 0-0 ma con più Juve che Milan. E lo stesso tema si ripresenta nella ripresa. Su una respinta sbagliata di Kalac sul tiro di Iaquinta, Amauri non trova la porta sulla respinta. Ma lo 0-0 non tarda a sparire dal tabellone, ma a sbloccare il match è il Milan. Contropiede di Inzaghi, tocco al volo di Ambrosini che svirgola ma sul pallone si avventa Seedorf che segna da zero metri.

La reazione non tarda ad arrivare e con essa il pareggio. Camoranesi pennella da destra per la testa di Iaquinta che anticipa Flamini e batte Kalac. E’ il gol dell’1-1 che non si schioderà più nel resto del tempo, nonostante i tentativi dei due tecnici. Ancelotti manda dentro Pato e Ronaldinho (oltre a Senderos dopo l’espulsione di Favalli), Ranieri perde De Ceglie (al suo posto Zebina) e regala a Del Piero la platea per le 600 gare in maglia bianconera.

Finisce con un pareggio che non può accontentare nessuno. Il Milan saluta definitivamente la lotta Scudetto, la Juve forse la corsa per il secondo posto tenendo la Fiorentina a tre punti, ma con gli scontri diretti a favore.

Serie A 2008/09 – 16ª giornata di ritorno
Milano, stadio Meazza
Domenica 10 maggio 2009
 
MILAN-JUVENTUS 1-1 (0-0)
RETI: 12’ st Seedorf, 15’ st Iaquinta
MILAN: Kalac; Flamini, Maldini, Favalli, Zambrotta; Beckham (22’ st Pato), Pirlo, Ambrosini; Seedorf (43’ st Senderos), Kakà; Inzaghi (30’ st Ronaldinho). A disposizione: Dida, Jankulowski, Gattuso, Shevchenko. All. Ancelotti.
JUVENTUS: Buffon; Grygera, Legrottaglie, Chiellini, De Ceglie (28’ st Zebina); Camoranesi, Zanetti, Poulsen, Marchionni; Amauri (30’ st Del Piero), Iaquinta. A disposizione: Manninger, Ariaudo, Tiago, Giovinco, Trezeguet. All. Ranieri.
ARBITRO: Orsato di Schio.
ESPULSI: 39’ st Favalli.
AMMONITI: 4’ pt Beckham, 24’ pt Favalli, 19’ st Poulsen, 21’ st Maldini, 21’ st Chiellini.

Che - Guerrilla

Finalmente è uscito il seguito del film di Soderbergh. Un'attesa di pochi giorni, che però sembrava immensa visto l'ottima riuscita del primo, Che - l'argentino.
In questo secondo episodio il Che si trova in Bolivia, siamo quindi nel 1965. Travestito in maniera da non farsi riconoscere arriva in Bolivia dove organizza un gruppo guerrigliero che abbatta il regime militare della Bolivia, del presidente Barrientos. Tra una smentita e l'altra sulla presenza del che in Bolivia e su una cospirazione comunista guidata da Castro, il Che inizia a preparare la rivoluzione facendosi chiamare in diversi nomi, per la sua sicurezza, come Bolivar, eroe boliviano. Purtroppo per loro, come insegnò il che,  non avendo l'appoggio del popolo la rivoluzione non ha altro esito che fallire. Così l'8 ottobre 1967 Guevara de la Serna fu arrestato e il 09 fucilato. Pur fallendo la rivoluzione, questa ha fatto divenire mito il Guevara, ancor più di quando era vivo sviluppando così la sua aurea di guerrigliero e di rivoluzionario che combattè per tanti popoli, e da cui prenderanno poi spunto i movimenti di questi anni nel sud America, o negli anni'80 in Africa, e anche in Bolivia.
Tralasciando la storia e tornando al film, posso dire che il film rispetto al primo è molto più narrativo, anche se meno discorsivo. Mentre per la seconda non avevo dubbi, per la prima devo dire che sono sorpreso. Mi aspettavo un film di battaglie, invece si è insistito molto ancora una volta in un discorso narrativo non semplice, e direi molto pesante come fardello che arriva verso chi guarda il film; soprattutto visto che il film è tratto da il diario di Guevara in Bolivia.
L’impronta marcatamente documentaristica ancora una volta è dunque presente, e questa devo dire è una sorpesa.
Il che di Soderbergh nel secondo episodio a differenza del primo film in cui si tentava di attenuare il carattere messianico, è un guerriero che assume un velo di eroismo e di romanticismo, questo dovuto ancora una volta alle sofferenze che lui provava per via dell'asma, sofferenze che devo dire ho sofferto anche io vedendo quelle scene. Senza dimenticare l'amore per il popolo di Guevara, che non può non colpire chiunque, qualsiasi sia la propria idea.
Non c'è però il pathos, che viene restituito solo dal drammatico e poetico finale.
Il che naturalmente è anche qui Benicio Del Toro, che ancor meglio che nel primo film, interpreta Ernesto Guevara de la Serna, in una maniera veramente spettacolare. Ancora una volta, spero di non essere ripetitivo, devo dire che è uguale al rivoluzionario argentino.
La magia però secondo me è a livello tecnico. Soderbegh che ci ha abituato ad ottimi lavori, come Traffic, ancora una volta è eccezionale nel girare questo film, usando le tecniche più avanzate senza farsene accorgere. La scena della morte di Guevara, con la telecamera che sembra rappresentare gli occhi di Guevara, oltre ad essere toccante ed emozionante, è una perla rara di regia. Forse ha ragione chi dice che la bravura (e la furbizia?) di questo regista risiede nella sorprendente capacità di alternare, da ormai più di dieci anni, cinema autoriale e cinema commerciale, riuscendo nell’impresa di essere stimato contemporaneamente sia dalla critica che dal pubblico, ma penso che qui abbia fatto di meglio.
Voto finale: 10 e lode
Un vero capolavoro!

locandina del film CHE - GUERRILLA

Titolo Originale: CHE

RegiaSteven Soderbergh

InterpretiBenicio Del Toro, Demian Bichir, Santiago Cabrera, Elvira Mínguez, Jorge Perugorría, Edgar Ramirez, Victor Rasuk, Armando Riesco, Catalina Sandino Moreno, Rodrigo Santoro, Unax Ugalde, Yul Vázquez, Carlos Bardem, Joaquim de Almeida, Eduard Fernández

Durata: h 2.00
NazionalitàUSA 2008
Genere: Storico, Biografico, Drammatico
Al cinema: 30 aprile 2009

Trama del film Che - guerrilla

Che è il titolo del doppio film presentato al Festival di Cannes da Steven Soderbergh, nel quale vengono accorpate le due pellicole realizzate dal regista americano che raccontano la storia di Ernesto Guevara, detto “Che”. Il primo film è L’argentino, e racconta la storia di Guevara ai tempi della rivoluzione cubana dei barbudos guidati da Fidel Castro; il secondo, Guerrilla, s’incentra sulla parte finale della vita del Che, raccontando le sue partecipazioni a rivolte e rivoluzioni in Africa e in Sud America.

Ferrero risponde a Bertinotti: Un errore distruggere tutto (prc)

Ferrero risponde a Bertinotti: Un errore distruggere tutto
venerdì 08 maggio 2009

paolo.gif"In politica troppa confusione può portare al nichilismo". Intervista a Paolo Ferrero 

di Frida Nacinovich - Liberazione, 8 maggio 2009
Segretario Ferrero, in un'intervista a "l'Unità" il suo predecessore Fausto Bertinotti guarda alle elezioni europee e dice: «Tanto peggio, tanto meglio». Quindi pensa che in fondo sarebbe un bene se alla sinistra del Pd nessuno arrivasse al 4%. Alla cronista viene in mente un racconto di Edgar Allan Poe, il gatto nero, con il protagonista che uccide prima l'amato gatto di casa poi la moglie. Davvero è tutto da buttare, tutto da rifare? La sinistra italiana è davvero come l'araba fenice, deve rinascere dalle sue ceneri?
Finalmente Fausto fa un'analisi della sconfitta elettorale simile a quella fatta dalla maggioranza che ha vinto il congresso di Chianciano. Ne prendo atto con favore.

 

Dal congresso di Chianciano è passato quasi un anno, nel mezzo c'è stata perfino una scissione. Può spiegarci?
Nell'intervista Bertinotti riconosce che era sbagliata la linea politica che ha portato Rifondazione comunista nel governo. E dentro questa linea la sua scelta di fare il presidente della Camera.

Su quest'ultimo punto la frase testuale è: «Una scelta problematica...».
Bertinotti è più netto quando parla dell'esperienza di governo, più reticente quando affronta l'argomento della sua presidenza della Camera.

In fondo questo è un dettaglio. Quello che conta è la linea politica. Ferrero ha appena riconosciuto a Bertinotti di aver ammesso l'errore. Tornerete insieme quindi?

Il problema è che Bertinotti non tira le conseguenze politiche della sua analisi. La sconfitta della sinistra Arcobaleno è il frutto di una linea sbagliata.

Ci spieghi ancora meglio.
Bertinotti annuncia il suo voto per "Sinistra e libertà", un raggruppamento politico che fa l'analisi opposta della sconfitta elettorale.

Cerchiamo di essere ancora più chiari: cosa divide "Sinistra e libertà" da Rifondazione comunista?

Sinistra e libertà" non riconosce che andare al governo è stato un errore. Ecco perché si in lista con i socialisti craxiani e stringe alleanza con il Partito democratico a Napoli, Milano, Firenze e Torino. Insomma, si colloca come corrente esterna del Pd. E non è un caso che nell'intervista Bertinotti non affronti il tema della scissione da Rifondazione.

Due partiti, entrambi con il problema capitale di raggiungere il 4% alle europee. Tanto peggio tanto meglio?
C'è un fondo nichilista in questa affermazione che non è solo sbagliata ma dannosa.

Non servirebbe un bel big bang alla sinistra italiana?

Insisto: in quell'espressione c'è un elemento nichilista, che si traduce anche nell'accusa rivolta a Rifondazione di essere affetta da regressione neoidentitaria. Distruggere tutto per poi ricostruire, appunto. Il problema è che la distruzione della sinistra con un Pd in  queste condizioni e un Pdl così forte rischia di coincidere con la cancellazione dell'idea di sinistra.

Ma Bertinotti dice che senza una tabula rasa la sinistra italiana non può rinascere.
Se si avverasse l'auspicio di Fausto l'esistenza stessa della sinistra sarebbe chiusa. Magari una parte di ceto politico finirebbe nel Pd, ma larga parte dell'elettorato si sposterebbe stabilmente nell'unico antiberlusconismo presente. Cioè l'Italia dei valori di Antonio Di Pietro. Un esito devastante, soprattutto perché Di Pietro non è sinistra.

La sinistra di cui parla lei è quella che è stata definita di volta in volta neoidentitaria, nostalgica della falce e martello, anche stalinista.
Ci attribuiscono una deriva neoidentitaria quando invece abbiamo proposto di fare una lista unitaria per le elezioni europee sulla base dell'appartenenza al Gue, il gruppo unitario della sinistra alternativa a Strasburgo. E' sbagliato confondere la sconfitta della propria linea politica con la possibilità di costruire una sinistra.

Quindi, secondo lei di falce e martello c'è sempre bisogno
.
Il pensare di dover tagliare le proprie radici per esistere è il principio con cui si è suicidata la sinistra in Italia. Un conto è la rifondazione, altro conto l'estirpazione.

Si parla sempre di due sinistra, quali sono?
A ben guardare la sinistra moderata era già così come è dieci anni fa, invece la sinistra di alternativa si è quasi suicidata nell'esperienza di governo. Il problema oggi è ricostruire la sinistra anticapitalista e comunista, non di fare l'occhiolino a D'Alema.

Sempre nell'intervista a "l'Unità" Bertinotti sostiene che dopo Genova Rifondazione si doveva sciogliere e contribuire a creare un partito più grande.

Già ai tempi del G8 dissi che Rifondazione comunista avrebbe dovuto essere il motore di una sinistra di alternativa vera ed aggregare altri pezzi. L'intuizione della sinistra europea andava proprio in quella direzione: un contenitore politico cui aveva aderito anche il segretario della Fiom. Poi quell'esperienza è stata sacrificato sull'altare della sinistra arcobaleno.

4% alle europee è davvero questione di vita o di morte?
Penso che sia davvero necessario che la sinistra anticapitalista e comunista raggiunga il 4%. Perché è l'unico progetto alternativo sul tappeto. Noi abbiamo scelto di andare del Gue, c'è chi invece ha gettato falce e martello un cambio di un'alleanza con i craxiani. Che posso farci?

Ferrero, non si sente "il vecchio", rispetto a un Bertinotti che archivia "falce e martello" nel segno della "nuova nuova sinistra"?
Sul piano psicologico l'intervista di Bertinotti fa venire in mente la celebre frase "apres moi le deluge". Ma c'è anche un piano politico: cancellare le proprie radici è un suicidio, come si è visto con Occhetto. Non è un caso che nei paesi latinoamericani - penso ai sandinisti, agli zapatisti , ai boliviani - si tengano invece ben stretto il filo rosso della loro storia. Quando la confusione diventa nichilismo si spiana la strada al bipartitismo, all'alternanza tra simili.

Perchè una persona di sinistra non può votare Di Pietro alle elezioni europee


lunedì 04 maggio 2009

di Vittorio Agnoletto
(europarlamentare PRC/Sinistra Europea)
da “Il Manifesto” del 3 maggio 2009

Nelle ultime settimane ho avuto modo di ascoltare non poche persone di sinistra intenzionate a votare IdV, e questa stessa intenzione è stata rappresentata più volte sulle pagine di questo giornale da diversi lettori.
Il 6/7 giugno si voterà per il Parlamento Europeo e Di Pietro ha annunciato che tutti gli eletti dell'IdV a Bruxelles faranno parte del gruppo “Liberali e Democratici”, il medesimo gruppo al quale è stato iscritto lo stesso Di Pietro quand'era europarlamentare. Per valutare se sia  compatibile una rivendicata militanza a sinistra con il voto alle elezioni europee per l'IdV, penso che la cosa migliore sia analizzare il comportamento che il gruppo liberale ha tenuto verso le principali direttive nell'ultima legislatura.
 

Nel settore delle politiche sociali e lavorative il gruppo Liberale ha votato:
*a favore della Bolkestein, che costituisce una vera e propria istigazione al dumping sociale e alla concorrenza al ribasso tra lavoratori dentro l'UE;
*a favore della direttiva che avrebbe prolungato l'orario di lavoro fino a 65 ore alla settimana e in alcune occasioni fino a 78, direttiva che per ora, siamo riusciti a bocciare;
*a favore della risoluzione sul lavoro nero che punisce più le vittime che i carnefici. Ed infatti prevede per i datori di lavoro, che impiegano attraverso il lavoro nero immigrati senza permesso di soggiorno, solo sanzioni pecuniarie ed invece l'immediata espulsione degli stessi migranti (a meno che siano minori o che riescano a dimostrare di essere vittime della tratta). Un vero e proprio incentivo al lavoro nero degli immigrati: chi di loro farà più una denuncia ?
I Liberali hanno anche votato a favore della direttiva della “vergogna” che prevede: la possibilità di rinchiudere nei cpt/cie i migranti sprovvisti di permesso di soggiorno, ma senza che abbiano commesso alcun reato, anche per 18 (6 +12) mesi; il rimpatrio dei migranti in Paesi differenti dai loro: ad es. chi proviene dal Sudan potrebbe essere rimpatriato in Libia, nei cpt di Gheddaffi in mezzo al deserto; il rimpatrio dei minori non accompagnati purché abbiano nel loro Paese parenti anche di grado  lontano....forse non è allora così difficile capire come mai 10 parlamentari dell'IdV si siano astenuti sul disegno di legge sulla sicurezza nel Parlamento italiano !
In politica estera, senza infierire, mi limito a ricordare il voto favorevole alla risoluzione sul potenziamento del ruolo della NATO nelle politiche di sicurezza dell'UE.
A coloro che obiettano che tutto dipende da chi, nella lista, verrà eletto, rispondo che è sempre meglio pensarci prima: può facilmente capitare (e non solo nell'IdV) che si dia la preferenza a qualcuno che è contro il liberismo e si contribuisca invece ad eleggere, con il proprio voto, un parlamentare della stessa lista pronto a sostenere la direttiva sull'orario di lavoro quando il Consiglio, come annunciato, la ripresenterà.
Inoltre è bene sapere che a Strasburgo il lavoro del singolo deputato dipende quasi totalmente dal rapporto con il gruppo parlamentare di appartenenza. Le iniziative individuali hanno uno spazio quasi nullo.
E' più che legittimo compiacersi con chi lancia grandi proclami contro Berlusconi, per altro sempre utili nel deserto del nostro attuale Parlamento italiano, ma non è sufficiente; è necessario andare a vedere quali concrete scelte sociali costui pratichi.
E sulla base della mia esperienza di cinque anni al Parlamento europeo, credo proprio che una persona di sinistra, e che tale voglia restare, il 6/7 giugno non possa votare l'IdV.

Spogliatoio teso, volano gli stracci (tuttosport)

TORINO, 4 maggio - La crisi ora diventa di nervi. La Juventus implode a metà della partita con il Lec­ce e, alla fine, si trova in una posizione di classifica pericolo­sa, con una condizione atletica approssimativa, con l’umore sotto i tacchi e una situazione emotiva incandescente. In guai seri, insomma. Perché Ra­nieri non sembra più avere il completo controllo della squa­dra, i dirigenti non sanno cosa dire e i giocatori si guardano attorno, sempre più perplessi e agitati. Riconquistare il se­condo posto, a questo punto, è un’utopia, anche perché sono tutti più preoccupati di man­tenere il terzo che garantisce l’accesso diretto alla Cham­pions League. Domenica sera c’è il Milan a San Siro, senza l’eroico Nedved (squalificato) e contro una squadra lancia­tissima. Da domani Ranieri (e non solo lui) farà partire l’ope­razione “rimettere insieme i cocci”. E dovrà ricominciare dall’intervallo di ieri pomerig­gio.

LA CRONACA - La Juve perde 1-0, al 45’ esce dal campo fra bordate di fischi, Ranieri ha già in mente le sostituzioni e le co­munica ai diretti interessati: Del Piero e Camoranesi. I due non la prendono bene, ma il se­condo esplode contro l’allena­tore: non ci sta a uscire e con­testa la decisione. Una reazio­ne violenta che ne provoca una di Buffon: «Dai Camo, abbia­mo raccolto due punti in un mese, dobbiamo uscirne tutti insieme». Parte un battibecco, si inserisce anche Del Piero per cercare di calmare la situa­zione, mentre Buffon innervo­sito per la situazione esce dal­lo stanzone e scappa in campo, lasciando lo spogliatoio in bur­rasca.

LO SFOGO - Anche Gigi non è esattamente sereno. La situa­zione è surreale, lui da solo che cammina nervosamente in mezzo all’area, imprecando, maledicendo, sfogando come può rabbia e nervosismo. Arri­va Manninger, prova a par­largli, cerca di calmarlo, ma il portiere è fuori di sé: sembra non rassegnarsi all’ennesima figuraccia e a una squadra che sta perdendo compattezza e unità. Uno spettacolo impres­sionante con Gigi che ripete: «Non ce la faccio più».

LA REAZIONE - La tempesta dell’intervallo innesca una for­te reazione nella squadra che inizia la ripresa con veemen­za. Ma i giocatori sono scossi anche dalla contestazione e quando Nedved segna, fa spe­cie vedere Amauri che, pure lui imprecando, richiama i compagni per esultare («Porca tr...a, venite qua»). Un tentati­vo, almeno esteriore, di ricom­pattare.

CONFRONTO - Il finale, con il pareggio di Castillo, fa riparti­re gli incubi. Nedved esce get­tando via la maglia. Buffon ri­cade in trance, riprendendo la sua cantilena di imprecazioni. Nello spogliatoio questa volta ci entrano anche i dirigenti. C’è un confronto che dura poco più di un quarto d’ora con Blanc e Cobolli. Non si parla, però, del litigio dell’intervallo. La tensio­ne ha per lo più lasciato spazio alla delusione. E i giocatori la­sciano lo stadio alla spicciolata, con la testa bassa.

RITIRO - La partita con il Lec­ce ha lasciato il segno. Quanto profondo lo si potrà capire sola­mente da domani, quando molte decisioni dovranno esse­re vagliate: si parla di ritiro pu­nitivo per preparare meglio la partita con il Milan, di esonero di Ranieri prima della fine del­la stagione, di riunioni straor­dinarie per decidere il futuro che non per tutti (allenatore, ma non solo) è certo. Ora non rischia solo Ranieri.

Ho perso le parole

più passa il tempo e più questo campionato mi ricorda tremendamente quello del 1990-1991 con Gigi Maifredi al timone. Anche adesso, come allora, il pubblico juventino non si fida del proprio allenatore. Anche adesso, come allora, il tifoso bianconero non si rispecchia nella dirigenza.
L’attacco stellare che adesso è Del Piero, Amauri, Trezeguet, Iaquinta e Nedved all’epoca era Roberto Baggio, Schillaci, Casiraghi, Di Canio ed Haessler. Il portiere beniamino dei tifosi che adesso è Buffon ai tempi era Tacconi.
Tante, troppe analogie. Come la grandissima mancanza di qualità in difesa e a centrocampo.

Inutile aggiungere che fui accusato da più parti di disfattismo e di non voler il bene della Juventus, sopratutto pensando che in quel momento la formazione bianconera era in corsa su tutti i fronti:
-7 dall’Inter in campionato ed ancora in gara sia in Champions League che in Coppa Italia.
Non è certo questo il momento per prendersi le rivincite ma ancora una volta avevo azzeccato il pronostico. Purtroppo.
Con tre mesi di anticipo su tutti avevo intuito la direzione nella quale il campionato della Juventus si stava indirizzando inesorabilmente.
Chi sono i colpevoli di questa stagione bianconera?
In primis la proprietà. Da Calciopoli in poi non ne hanno praticamente azzeccata mai una, a partire dalla folle cessione di Ibrahimovic all’Inter.
Segue poi la dirigenza dove, come dice bene Tardelli, "non ce n’è uno che capisce di calcio".
Ed il calciomercato effettuato in questi tre anni ne è il testimone più attendibile.
Sul terzo gradino del podio dei colpevoli non possono mancare l’allenatore ed il suo staff sanitario:
oltre 60 infortuni solo quest’anno ed una mentalità vincente che l’allenatore non è mai riuscito a trasmettere, forse perchè mancante proprio nella sua persona.
Tre mesi fa concludevo l’editoriale con queste parole:

Chissà che poi al termine dell’attuale stagione non siano maturi i tempi per
una contro Rivoluzione Juventina ai vertici, proprio come nel 1991 ….

Quello che all’epoca davo solo per sensazione, adesso è ormai una certezza.
La Juventus è completamente da rifondare. E’ finita un’epoca.

La beffa arriva ancora nel recupero


Il mese di maggio inizia proprio come aprile, con un pareggio casalingo a causa di un gol subito in pieno recupero. Dopo il 3-3 con il Chievo, arriva un 2-2 contro il Lecce al termine di una gara che i bianconeri hanno affrontato con la classica prova dai due volti.

Dopo un primo tempo di fatica, con pochi pericoli creati (a parte un palo di Del Piero su punizione) e chiuso sotto per il gol di Konan, nella ripresa si vedeva un’altra Juve. La splendida doppietta di Nedved (su imbeccate di Amauri e Marchionni) ribaltava il punteggio, prima del definitivo 2-2 di Castillo, ma dopo che Poulsen e Buffon avevano evitato in precedenza in pareggio.

Un punto che serve poco ai bianconeri. Ora il Milan è a +4 e domenica c’è lo scontro diretto al Meazza, senza Nedved e Mellberg squalificati.

Per tornare a vincere dopo un mese d’astinenza, Ranieri manda in campo una Juve molto offensiva con Amauri, Iaquinta, Del Piero, Nedved e Camoranesi. Squadra spregiudica che prova subito mettere sotto il Lecce, ma a colpire sono proprio gli ospiti. Già all’11 con Konan che parte da solo (in leggero fuorigioco), si presenta davanti a Buffon e lo batte.

Il compito dei bianconeri di fa ancora più duro. Attaccare contro un Lecce ancora più chiuso. I calci d’angolo fioccano a ripetizione ma Benussi non deve quasi mai intervenire. E quando anche il portiere leccese è battuto, ci pensa il palo come nella punizione di Del Piero allo scadere. Amauri crea l’ultimo pericolo di un primo tempo che non può soddisfare nessuno.

Nella ripresa si cambia. Fuori Del Piero e Camoranesi, dentro Marchionni e Poulsen. La Juve riparte forte e questa volta colpisce. Iaquinta centra per Amauri che controlla e serve l’accorrente Nedved che scarica in porta un sinistro rasoterra imparabile: 1-1.

I bianconeri tornano a crederci e dare la svolta ci pensa ancora Nedved. Perfetto assist di Marchionni e il ceco scarica in porta un altro sinistro vincente. Ora è il Lecce a dover fare la partita a caccia di un pareggio utile per la corsa salvezza. Ranieri cambia Grygera con Zebina. De Canio manda dentro Castillo per Konan.

I leccesi tornano a crederci improvvisamente e solo due miracolosi salvataggi di Poulsen e Buffon impediscono il pareggio. Ma al 48’ arriva la beffa con Castillo che insacca di testa e fissa il punteggio sul 2-2 che serve poco per i bianconeri ma che permette ai salentini di recuperare un punto sulle squadre che stanno davanti.

Serie A 2008/09 – 15ª giornata di ritorno
Torino, stadio Olimpico
Domenica 3 maggio 2009

JUVENTUS-LECCE 2-2 (0-1)
RETI: 11’ pt Konan, 9’ st e 21’ st Nedved, 48’ st Castillo.
JUVENTUS: Buffon; Grygera (23’ st Zebina), Mellberg, Legrottaglie, De Ceglie; Camoranesi (1’ st Poulsen), Zanetti, Nedved; Iaquinta, Amauri, Del Piero (1’ st Marchionni). A disposizione: Manninger, Ariaudo, Giovinco, Trezeguet. All. Ranieri.
LECCE: Benussi; Polenghi, Fabiano, Esposito, Giuliatto; Giacomazzi, Vives (27’ st Papadopoulos), Edinho, Ariatti (47’ st Basta); Konan (37’ st Castillo), Tiribocchi. A disposizione: Rosati, Schiavi, Ardito, Zanchetta. All. De Canio.
ARBITRO: Gava di Conegliano Veneto.
AMMONITI: 35’ pt Mellberg, 6’ st Konan, 11’ st Nedved, 45’ st Zebina.

Post partita

Cori e slogan, Juve contestata

Dom 03 Mag, 05:58 PM


(ANSA) - TORINO, 3 MAG - Fischi e contestazioni per la Juve, pari a Torino 2-2 col Lecce: dai tifosi slogan contro i dirigenti, la squadra e il tecnico Ranieri.

I nomi dei dirigenti, da Cobolli Gigli a Secco e Ranieri (escluso Blanc per la difficolta' di inserirlo in uno slogan con rima) sono stati scanditi durante la gara e soprattutto dopo il pari finale. La dirigenza e' stata invitata ad andare a casa, la squadra ad andare a lavorare. Slogan contro Cannavaro: 'non ti vogliamo'. Salvi Buffon, Iaquinta e Nedved.

Perugia,visita medica per Cannavaro

Dom 03 Mag, 03:13 PM


(ANSA) - TORINO, 3 MAG - Fabio Cannavaro, recentemente acquistato dalla Juventus, e' stato sottoposto a visite mediche a Perugia. Il difensore campione del mondo e' stato accompagnato questa mattina presso il centro del professor Vincenzo Cerulli, consulente del club torinese, da un esponente del club bianconero. E' stato portato a Perugia anche Sissoko, reduce dall'intervento chirurgico per la frattura a un piede.

Juventus: Ranieri "E' stata una partita negativa"

Dom 03 Mag, 06:19 PM


Ranieri analizza schiettamente il pari interno contro il Lecce: "E' stata una partita negativa, non doveva finire così". Il rammarico per il 2-2 contro i salentini è palpabile: "Questo pareggio all'ultimo secondo cambia di molto la nostra tranquillità. Abbiamo provato a vincere, ma non ci siamo riusciti. Sapevamo che il Lecce è una squadra molto veloce, ma eravamo troppo larghi e loro ripartivano in contropiede. Nonostante la contestazione abbiamo tutto in mano, continuiamo a subire troppi gol ed è da tanto che non vinciamo, dobbiamo correre ai ripari. E' stata una gara negativa, ma non so se peserà sul mio futuro, vedremo" .

Sulla stagione bianconera: "Il nostro obiettivo è quello di raggiungere la Champions senza passare dai preliminari. Peccato perché in questo finale di stagione stiamo sporcando tutto ciò che di buono avevamo fatto prima. Durante la settimana non ho nulla da rimproverare ai miei giocatori, in allenamento volano e sono determinati. Il mister deve mettere in campo la formazione migliore, poi si prende le sue responsabilità se le cose non vanno bene. Non si rinuncia alla panchina della Juventus, lo ribadisco; io vado avanti per la mia strada" .

 

 

Legrottaglie: «Il pubblico deve capirci, insieme costruiremo qualcosa di importante»

E’ davvero un momento non fortunato. Esattamente come contro il Chievo, anche con il Lecce è arrivato un pareggio interno a causa di un gol subito allo scadere, quando i tre punti sembravano già in cascina.

Il gol finale di Castillo ha rovinato così un pomeriggio in cui i bianconeri non sono riusciti a tenere lo stesso ritmo per tutto il tempo. Questo il rimpianto maggiore di Nicola Legrottaglie.

Il difensore preferisce guardare al futuro e lancia un appello ai tifosi: «Oggi abbiamo fatto sia bene che male. Nel primo tempo non abbiamo giocato come avremmo voluto, nell’intervallo ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti che non potevamo andare avanti così. Infatti nella ripresa abbiamo fatto meglio, dando tutto e avremmo anche meritato di vincere. Invece alla fine abbiamo preso questo gol in mischia che ci dà tanto rammarico. Guardiamo avanti, pensiamo al Milan e alle altre partite che restano. I tifosi? Hanno il diritto di fischiare, ma devono capire che facendolo si ottiene il risultato contrario. Noi daremo il massimo fino alla fine e speriamo che il pubblico sia con noi. La gente deve avere pazienza, quello che stiamo facendo in questi due anni è un preparare qualcosa di grande che arriverà. Tutti dobbiamo credere in questo progetto che ora stiamo costruendo insieme».

Iaquinta: «Dobbiamo lavorare duro e pensare al Milan»

Sette giorni dopo, un altro 2-2. Dopo la Reggina è il Lecce a imporre il pari ai bianconeri. Questa volta, al contrario della sfida del Granillo, è toccato alla squadra di Ranieri subire il gol nel finale.

Un pari che serve poco e che allontana il secondo posto, ma domenica c’è subito l’occasione per rifarsi sotto, andando a far visita proprio al Milan. Vincenzo Iaquinta, uno dei migliori nella gara di oggi, è già concentrato sul match del Meazza: «Ci attende una partita importantissima, dobbiamo abbassare la testa e lavorare bene per prepararla, sapendo che dobbiamo iniziare a guardarci alle spalle perché le quarte si avvicinano. Oggi abbiamo fatto un brutto primo tempo, correndo poco e giocando molli. Nella ripresa siamo scesi in campo con un’altra mentalità ed eravamo anche riusciti a ribaltare il risultato, ma purtroppo abbiamo preso il pareggio alla fine. Mi spiace per i fischi del pubblico, dobbiamo andare avanti e non pensare a questo».

Calcio, nasce la nuova Lega di serie A. Beretta alla guida (adn)


Milano, 30 apr. - (Adnkronos) - ''Abbiamo fatto la nuova Lega di serie A, questa volta sul serio''. Ad annunciare la definitiva spaccatura della Lega Calcio tra A e B è il presidente del Palermo, Maurizio Zamparini, lasciando via Rossellini. Alla domanda se fosse soddisfatto di tutto ciò ''no - ha risposto - ma è una cosa che andava fatta''.


A chiedere la separazione dalla Serie B sono state 19 società di seria A, tutte ad esclusione del Lecce. Questa votazione ha di fatto portato ad una spaccatura tra le due categorie provocando le proteste dei presidenti della serie cadetta.

Le 19 società di serie A hanno conferito a Maurizio Beretta il mandato di costituire la 'Lega calcio serie A'. La decisione è stata assunta dopo che si è verificata l'impossibilità di raggiungere un'intesa con la società di serie B ed è conforme, come scrive la stessa Lega Calcio, ''allo scenario europeo: va dunque letta e interpretata quale normale evoluzione verso le più moderne linee del calcio professionistico ed è diretta a valorizzare tutte le componenti del settore a cominciare dalla serie B, quale categoria di supporto alla Lega maggiore''.

Nel frattempo si va verso il commissariamento della Lega. A sostenerlo è il vicepresidente del Milan Adriano Galliani. ''E' sicuro che in Lega si va verso un commissariamento perché non verrà eletto nessun presidente fra 20 giorni''. Oggi infatti si sarebbe dovuto votare anche per eleggere un nuovo presidente.

''Oggi in Lega si è assistito ad una farsa, una situazione paradossale, è successo un fatto clamoroso''. Così il vicepresidente della Lega Calcio e rappresentante delle società di serie B, Gianfranco Andreoletti (Albinoleffe) ha commentato la spaccatura venutasi a creare tra la serie A e la serie B. ''E' successo - ha spiegato Andreoletti - che il regolamento scritto da Galliani è stato bocciato non solo dalle società di serie B ma anche da qualche società di A. Galliani - ha proseguito - non ha raggiunto quei voti per rendere operativo il regolamento che aveva proposto e questo significa che non solo la B ma neanche la A lo condivideva''.